Resident Evil Code Sex: Jill Valentine
Da sempre l’industria dei videogame, per ragioni attrattive e commerciali, si è basata su forti richiami sessuali, puntando nella fattispecie sulle protagoniste femminili, a cominciare dalla storica eroina Lara Croft, le cui giunoniche forme, nate da uno scherzo dei programmatori, hanno finito col ricalcare quelle di modelle in carne e ossa, contribuendo a fare di Lara un’icona dei videogames caratterizzata non solo per la sua personalità, ma anche per la sua femminilità.
La saga di Resident Evil, sebbene gli sforzi iniziali del primo capitolo di esordio di puntare sulla componente survival horror, ha finito con l’essere ingoiata da questo meccanismo. L’alternanza del protagonista maschile a quello femminile presenta caratteristiche fisiche e attitudinali dei personaggi che enfatizzano non solo il loro ruolo, il loro carattere e la loro personalità all’interno della trama, ma anche la componente più strettamente erogena.
Jill Valentine
Prima donna della saga è Jill Valentine, personaggio che già nominalmente, suggerisce "desiderio d’amore", Valentine appunto.
La bella agente S.T.A.R.S. che vaga tra orde di zombie e abomini di ogni genere, sin dall’esordio appare vestita con un'uniforme azzurra, che sottolinea il medesimo colore degli occhi. Capelli castani raccolti dentro il basco, fanno da contrasto all’immagine canonica della bella dalla pelle candida di porcellana. Inoltre, per tutto il tempo del gioco, si ha la sensazione che i suoi capelli siano corti, salvo scoprire nel finale, che l’attrice che la impersona ha una lunga chioma bionda.
Vale la pena spendere due parole sull’attrice
Una Kavanagh che interpreta Jill nelle sequenze filmiche del gioco. Sebbene Resident Evil 1 non possa essere annoverato tra i giochi che puntano esclusivamente sulla componente seduttiva, va sottolineato come la sequenza finale mostri una Jill stanca, seduta su di un letto, con i capelli sciolti, una postura rilassata, di una donna seducente anche in un momento di riposo dopo essere sopravvissuta all'orrore della villa, il cui sguardo perso nel vuoto la ritrae assorta nei suoi pensieri, ma più di ogni altra cosa, la ritrae nella sua femminilità più intima.
Chiusa in una stanza, scalza, accarezzata dal riflesso della veneziana che le fa ombra, la donna è in libertà, indossa un babydoll azzurro, le sue gambe sono in primo piano, il gioco d’ombre e la stessa posizione accavallata delle gambe, lascia immaginare al giocatore di riuscire a scorgere qualcosa oltre quelle vesti, ma il sapiente gioco di luci e ombre, basandosi su un forte contrasto, mette in ombra la parte inferiore e destra del corpo, e risalta il lato sinistro, verso cui le braccia e il volto dell’attrice sono rivolti.
Questa stessa immagine che raffigura Jill nella sua "intimità", viene riproposta in apertura di Resident Evil 3, il capitolo della saga che la vede protagonista.
Questa volta, la luce della finestra filtra da destra, Jill, seduta ai piedi del letto, con le gambe accavallate, è intenta a controllare la pistola che la porterà in salvo attraverso una città infestata dalle B.O.W. dell'Umbrella Corporation. La luce mette in risalto gambe e scollatura, il viso rassicurante della protagonista è solo accennato, non è visibile, non è possibile identificare in questa donna la Jill di Resident Evil 1.
Stivali e gonna fanno da contrasto alla morbidezza delle gambe, che, chiare come la luce del tramonto, bastano a richiamare alla mente del giocatore esperto, lo stesso gioco seduttivo del precedente capitolo.
Ma in Resident Evil 3, il colore azzurro del top della protagonista, e la sua scollatura, fanno epoca.
L’abbigliamento è fuoriluogo rispetto all’avventura che deve affrontare, il player lo sa ma non se ne cura.
L’obiettivo è quello di esaltare la fragilità di una donna inseguita dal suo cacciatore, Nemesis, una divisa è fuori discussione, invece, i panni di una civile, di una donna comune in una sera di fine settembre sono il look perfetto per il ruolo.

Questo capitolo infatti, punta sulla seduzione, le forme e l’intimo di Jill Valentine vengono mostrati in moltissime scene.
Il primo movimento di macchina segue Jill all’ingresso della stazione di polizia, la camera è posizionata volutamente in basso, a sottolineare la figura snella della protagonista del gioco, il cui fondoschiena risulta essere il centro della scena.
Altra sequenza che la ritrae, è quella della fuga per l’esplosione della stazione di carburante, in cui un salto in avanti verso la telecamera, mostra la sua biancheria intima;

ancora l'attacco del Grave Digger è un passaggio chiave, Jill sembra perdere l'equilibrio più per la forma fallica del suo avversario, che per il terremoto che provoca. La caduta viene mostrata con un primo piano sul suo seno, e poi ancora ritroviamo la donna seduta per terra con le ginocchia in avanti e leggermente aperte, le gambe semidistese fanno quasi da preludio a un rapporto sessuale piuttosto che a uno scontro con un nemico, come se questo, sbucando nella sua maestosità dal sottosuolo, fosse simbolo di virilità, e per questo avesse steso la partner-avversaria.
Altra sequenza che segue questo tema è quella della ripresa dell’elicottero alla torre dell’orologio, Jill viene inquadrata dall’alto, in modo da evidenziare il top e il suo il seno, fino a questo momento volutamente messo in secondo piano.
Seguendo questa linea, Jill viene rigenerata con il più potente motore grafico del Nintendo Game Cube in Resident Evil Rebirth, remake del primo episodio della saga.
I suoi lineamenti subiscono alcuni miglioramenti, le sue labbra si fanno più carnose, la sua divisa si fa più aderente, seno vita e fianchi vengono esaltati a partire dal costume base, ma ciò che davvero si distacca dal capitolo originale non è tanto la qualità grafica delle immagini, ma le scene che la ritraggono.
Rendere manifesta ogni allusione sessuale sembra la vera intenzione di Mikami.
A cominciare dall’ingresso a villa Spencer, Jill Valentine viene subito ritratta nella prima sequenza filmata con un primo piano sulle sue gambe. Nulla da rilevare quando indossa la divisa base della S.T.A.R.S., ma le cose cambiano radicalmente prospettiva quando indossa il costume alternativo, identico a quello di Resident Evil 3.
La minigonna e la soggettiva dal basso ( dalla prospettiva del primo indizio di sangue ), distrae il giocatore dai reali elementi di indagine, per indugiare sulle gambe e la biancheria intima della protagonista.
Più avanti, la sequenza che mostra il ritrovamento del cadavere nella vasca da bagno è un’altra soggettiva dal basso, dal punto di vista dello zombie che coincide ancora una volta con quello del player.
Analizzandola più in dettaglio, la scena mostra uno zombie maschile, che brama la protagonista, l’uomo sollevandosi dalla vasca da bagno, getta nel panico la protagonista, che rovina al suolo, trascinandosi, ginocchia aperte e schiena rivolta allo spettatore, verso la telecamera, come in cerca di protezione.
Una volta eretto, l’uomo espelle dalla bocca l’acqua ingoiata affogando, e nel farlo richiama da vicino un’adolescenziale cartoonesco sgocciolamento di bava. Nella seconda fase della scena,. Lo zombi perde l’equilibrio, gettandosi letteralmente ai piedi della donna, frattanto rialzatasi. La scelta della caduta non è casuale, difatti, vengono proposte altre inquadrature delle gambe della donna, dall’orlo della gonna in giù.
Jill prova a scacciarlo come fosse un insetto repellente, secondo il copione della fragile fanciulla, solleva i piedi per sfuggire a questa presa, frattanto, dalla sua posizione favorevole, lo zombi alza prevedibilmente la testa e lo sguardo sbirciando sotto la gonna.
L’acme della scena è costituito dall’uccisione dello zombie, che nel frattempo la ghermisce, quasi accarezzandole le gambe. La reazione è immediata, Jill solleva la gamba destra, esponendo all’obiettivo molto più della biancheria intima, in un primo piano che farà da linea guida nei futuri Resident Evil.
Sfondargli il cranio con una pedata ben assestata sembra la reazione di una donna forte che reagisce a quella che ha i contorni di un’aggressione sessuale, riproponendo il tema di un personaggio fragile ma non del tutto inerme, come si conviene ad un'agente S.T.A.R.S. . Il dettaglio macabro, procura la nausea e riporta al tema del survival horror, ma non per molto.
Nella zona delle cucine, l’incedere di un altro zombi, la terrorizza al punto da farla inciampare nei suoi stessi piedi. Ma lo spettacolo che nella scena precedente, è stato solo accennato per lo sguardo del player, ora gli viene integralmente rivelato. Un’inquadratura frontale ritrae Jill semisdraiata per terra, che nel modo di risollevarsi allarga le ginocchia e esibisce la sua lingerie.
Più in là nello svolgersi del gioco,
durante la sequenza del crollo del soffitto l'inquadratura viene riproposta dal basso, ma il colpo di scena è il salvataggio operato da Barry Burton, che la trascina sul pavimento, ginocchia aperte a favore di telecamera. A prescindere dal costume che indossi, resta indubbio il richiamo sessuale esplicito della posizione, replicata qualche minuto dopo dall’altro salvataggio, quello di Richard Aiken, che si getta su di lei abbracciandola sui fianchi per scansarla dalla traiettoria di attacco dello Yawn.
A ben guardare, tutto l’attacco dello Yawn, non a caso un serpente gigante di forma fallica, propone una serie di inquadrature tra le gambe di Jill, che incorniciano la presenza del mostro. L’intervento provvidenziale di Richard, ha poco di eroico e molto di erotico, sembra infatti che le sue mani piuttosto che spingere via la ragazza, vogliano palparle il seno. Il tutto è reso ancor più palese dall’espressione dipinta sul volto dell’uomo e dalla direzione del suo sguardo, diretto al seno di lei, a prescindere dal costume.
L’epilogo di questa sequenza è quanto di più esplicito si potesse realizzare: Jill finisce gambe all’aria divaricandole a compasso come in un atto sessuale. Non a caso l’uomo è stato ingoiato dal serpentone, i due attributi maschili della scena si sono fusi e ora la loro pulsione giace ai piedi della donna.
Più tardi, la scena si replica in una serie di inquadrature che dipendono dal costume, difatti, se Jill indossa il completo di Resident Evil 3, la gonna e il top, sono possibili una serie di inquadrature durante lo svolgersi del gameplay, che mettono a favore di camera e degli occhi dello spettatore-player la sua biancheria intima.
A partire dal recupero della radio, passando per la discesa delle scale nei sotterranei, allo scontro con hunter e B.O.W. di ogni genere, alle posizioni assunte per schivare i macigni nei sotterranei, gambe gonna e biancheria sono continuamente esposti, nonché una serie di inquadrature che mettono in primo piano la sua scollatura a ridosso dello schermo dello spettatore.
Per non smentirsi, la linea erotico-seduttiva di Resident Evil su Jill Valentine, trova la sua espressione, se possibile più palese, nell’episodio Umbrella Chronicles. All’inizio dello scenario "Raccoon’s Destruction", reso in italiano col nome "C’era una volta una città", che pone nella sequenza di apertura Jill in fuga da un’orda di zombie di cui solo una è donna, ma viene inquadrata di sfuggita, viceversa i dettagli sulle sue gambe di Jill in corsa si sprecano. Tutto il filmato è incentrato sulla bramosia degli zombie, si fa largo tra loro un uomo, il cui viso è macchiato di sangue ai lati della bocca, a mo' di bava. Una verticale mostra la scollatura di Jill e un tubo, che le offre l’appiglio per sollevarsi da terra e stringere tra le gambe la testa dello zombie. Il tentativo è quello di respingerlo spezzandogli l'osso del collo, l’effetto prodotto è diametralmente opposto. Piuttosto che riaprire le gambe a compasso come ha appena fatto per ghermire il primo zombie, la donna lo trattiene, provocando un’oscillazione dei due corpi intrecciati, la cui colonna sonora è una serie di mugolii e sospiri femminili che sembrano simulare un amplesso, o forse un’orgia, frattanto che sopraggiungono gli altri zombi.
Altro capitolo, stessa musica, nel Biohazard Pachislot, una pachinko-machine sul tema Resident Evil in cui il giocatore avanza solo con la combinazione giusta della slotmachine, Jill Valentine viene quasi completamente svestita. Difatti, in un gioco in cui il coinvolgimento diretto dello spettatore è limitato a tirare una leva per attivare la combinazione giusta che gli concede di proseguire nel gioco, la donna viene mostrata con inquadrature al limite, in cui il combattimento col boss finale, un nerboruto tyrant dagli attributi maschili, la affronta a mani nude scaraventandola al suolo come fosse un fuscello. La donna, finisce come consuetudine gambe all'aria, le ginocchia cadono in avanti, le linee di fuoco delineate dalle gambe a triangolo e dai chiaro-scuro tra la pelle della donna e la notte, convergono verso il centro, lasciando intravedere l'ormai celebre intimo della donna. Ma c'è di più, questa volta, la femminilità di Jill Valentine viene esasperata, rialzarsi da terra è uno sforzo, che mostra l'effetto che gli artigli della controparte maschile, il tyrant, hanno avuto sui suoi vestiti.
Vesti strappate e lacere ormai a fatica coprono il corpo della ragazza, praticamente seminuda e disarmata, la gonna si è strappata fino a scoprire l'anca sinistra, e una sapiente serie di inquadrature da raso terra si soffermano su dettagli quali cosce e seni, col solito gioco del vedo non vedo. Ad arte, gli strappi lasciano trasparire le forme sinuose della ragazza, passano alternativamente, ma sempre in primo piano, da inquadrature raso terra a quelle dall'alto, in modo da soffermarsi rispettivamente su gambe e seno, in uno spettacolo di sicura attrattiva per il pubblico maschile, sicuramente distratto dall'azione principale, che si conclude con Jill che imbraccia un lanciarazzi e fa fuoco contro il tyrant mandandolo in mille pezzi. L'ironia di questa scena, sottolineata dal contrasto tra l'espressione accigliata della donna, e il volto trasfigurato dal panico del mostro, consente di riportare la sena su di una dimensione addirittura comica. Ma se questo è l'ultimo episodio in ordine di tempo, che la produzione capcom ha riservato alla protagonista femminile di Resident Evil, sorte non da meno è stata riservata agli altri personaggi femminili della saga.
-Auron WolfSong
Nota: questo articolo è stato redatto dal suo autore nell'ottica di un'analisi semiotica del videogioco Resident Evil, prendendo in esame le protagoniste femminili del gioco, e la loro rappresentazione all'interno dello stesso. Trattandosi di un elaborato che richiede competenze specifiche nell'ambito della comunicazione, e degli audiovisivi, si vieta la riproduzione anche parziale del suddetto articolo per siti esterni a Resident Evil Realm senza esplicito consenso dell'autore.